Sala Conferenze Hotel Brigantino

Conferenza di Luigi Gaspari

Barletta  2 ottobre 1994 - ore 17:30

Carissimi amici di Barletta, è con gioia che mi trovo qui, grazie alle care amiche Maria Clara e Rosaria Ingrosso. Ero venuto in questa deliziosa città solo per salutare gli amici dopo un faticoso soggiorno a Roma, in una giornata che mi è particolarmente cara, perché oggi si festeggia la Madonna di Pompei che nel lontano 1956, dopo la morte della mia mamma Ida, volle presentarsi personalmente a me, in una modesta pensione del rettifilo di Napoli, dicendomi: “Sono io adesso la tua Mamma e ti starò sempre vicino. Vieni a Pompei...”. Da allora questa presenza invisibile ma visibile al mio cuore, la Madonna, mia Mamma, mi sta sempre vicino. Questo fatto accadde nel 1956, poi, prima di morire, Padre Pio volle dire al mondo che io sono il figlio della Madonna, di Gesù e suo. Le ragioni che hanno indotto Padre Pio a rivelare questo segreto sono abbastanza facili da comprendere. Urgeva fare conoscere al mondo il segreto messaggio di Fatima che, per ragioni di prudenza o non so per quali altre, il Santo Padre non aveva rivelato nel 1956, come aveva richiesto la veggente di Fatima Lucia. Questo segreto di Fatima è il mistero dell'avvenire dell'umanità poggiato sulle spalle di Padre Pio e, anche se non appare, sulle mie. Questo mistero è il mistero della trasformazione dell'umanità in un’umanità nuova, un'umanità che deve risplendere nella vita perfetta dell'amore. L'umanità della fine del secondo millennio, dell'inizio del terzo, deve essere rinnovata dallo Spirito Santo, fatta perfetta dall'Amore di Dio vivente. Questa perfezione d'amore stava tanto a cuore a Padre Pio. Egli mi disse, quando avevo trent'anni: “Tu devi restare libero, non devi farti una famiglia come tutti gli altri uomini perché la tua famiglia è il mondo. Dei figli ne hai anche troppi e quindi la Volontà di Dio su di te è che resti libero, perché solamente nella pienezza della libertà puoi fare tutta intera la Volontà di Dio che è di fare di te il centro dell'amore del mondo”.

Io sono stato sempre un giovane più che equilibrato, pieno di gioia di vivere e di amore alla vita. Questo segreto rivelatomi da Padre Pio non mi aveva sconvolto, perché pensavo sempre ad una soluzione intermedia: tenere segreto questo segreto. Ma gli avvenimenti incalzavano e sempre più si rendeva necessario che questo segreto fosse conosciuto. Padre Pio mi disse: “Ricordati sempre che tu sei stato scelto da Dio, da Maria e da me. Se tu volessi rinunciare, Dio abbandonerebbe l'umanità intera: tutto e tutti”. Voi capite che per una persona completamente equilibrata, sentire queste parole dette da un essere così potente e importante come Padre Pio avrebbe potuto sconvolgere. Io ho creduto a ciò che Dio disse a me direttamente e a ciò che volle confermarmi attraverso Padre Pio, ma nonostante questo ho voluto restare piccolo e non disturbare i grandi assisi nelle varie curie, nelle varie cattedre, pensando che questi, conoscendo piano piano il segreto di Fatima, avrebbero avuto rispetto e amore per la mia persona sacrificata all'altare del bene comune. Quindi ho cercato sempre di non parlare per non disturbare questi signori chiamati vescovi, cardinali, sacerdoti. Ma la mia prudenza, la mia buona volontà, non è stata sufficiente per tenere a bada le lingue maldicenti e cattive e quindi, con questo sistema, il Signore mi ha costretto a dire tutta intera la verità, per costringere questi uomini a ravvedersi e ad usare un linguaggio di amore e non di maldicenza.
Il sacerdote, il vescovo, sono chiamati a trasmettere l'ordine dell'amore, non la maldicenza. Ecco la ragione per cui, dopo il convegno di Cesenatico - riuscito magnificamente bene e applaudito anche dalle autorità politiche locali - mi sono recato a Roma, dove in un ambiente molto sereno e tranquillo del centro cittadino ho potuto avvertire il Papa e i cardinali dell'ingiustizia compiuta contro questo Bambino di Gesù, di Maria e di Padre Pio che in questi ultimi 26 anni ha sopportato ogni sorta di cattiveria, pensando di farlo per il bene della Chiesa.

Padre Pio a suo tempo mi aveva avvertito che il bene della Chiesa non era il silenzio, ma era che io proclamassi al mondo intero quello che sono, quello che Dio ha fatto di me. Purtroppo io sono nato così, con una natura semplice; non desideroso di essere portato in alto ma di essere confuso in mezzo a tutto il popolo. La mia gioia è essere uno dei tanti, possibilmente capace di fare del bene a tutti, ma non di mettermi in vista o di avere delle poltrone, dei troni, perché il vero trono è qualcosa di grande che dobbiamo nascondere nel nostro cuore. Il trono che Dio vuole per ognuno di noi è l'Amore: donare amore a tutti quelli che ci circondano, a tutto il mondo assetato di pace. Ecco perché ho cercato al massimo di tenermi nel nascondimento. Specialmente a Cesenatico quasi nessuno conosceva il mio ruolo ed io ho vissuto in questa cittadina come uno dei tanti, perciò l'11 settembre è stato una sorpresa per tutta Cesenatico l'arrivo di tanta folla e il mio discorso al Palazzo dei Congressi. Tutto questo lavoro io avrei voluto evitarlo, ma Dio purtroppo non ha voluto. Non ha voluto perché, quando ci si fa troppo modesti, i serpenti alzano la coda e allora, sempre per amore del popolo, ho dovuto dire al mondo qual'è il mio vero ruolo.

Ho chiesto al Papa e al Presidente del Consiglio di difendere questa verità non tanto per il bene mio, perché come dico il mio bene nessuno me lo può togliere, ma per il bene di tutti i miei amici e di tutti gli uomini del mondo che ancora non conoscono questo grande dono che è la benedizione d'amore di Dio per tutti gli uomini. Questa benedizione, per comprenderla pienamente, bisogna conoscere le Sacre Scritture partendo da Abramo. Dio, dopo aver messo alla prova il padre Abramo, gli promise che in lui, nel "suo discendente", sarebbero state benedette tutte le genti. Ebbene, questa promessa di Dio è stata mantenuta fino ai nostri giorni. Questo Bambino che sono io, mi diceva Padre Pio, è la benedizione di Dio per tutte le genti. “Tu lo devi proclamare al mondo intero...” mi diceva, ma io non lo capivo, perché Padre Pio mi sembrava tanto più grande di me. Ma lui non la pensava così. Arrivò al punto di dirmi che se il Bambino non gli fosse stato unito, tutte le sue opere sarebbero state vane. La clinica, le opere materiali e tutto ciò che aveva fatto di grande per mezzo della legge che egli rappresentava, sarebbe stato vano. Anzi, avrebbe potuto trasformarsi in male, perché S. Paolo ha detto che chi vive sotto la legge, vive sotto la maledizione e le opere della legge, se non sono vivificate dall'Amore dell'Agnello di Dio, dal Bambino, rimangono nel tempo come maledizione.

Oggi, diceva Padre Pio, la Santa Chiesa si può reggere solo con l'appoggio e la benedizione di Giovanni, perché la materialità è venuta dalla maledizione della legge e tutti i popoli della terra, finché non conoscono questo Quaderno, fino a quando non amano questo Bambino, non potranno ricevere la benedizione promessa da Dio in Abramo. Ecco, questa è la rivelazione di Padre Pio: “Le mie opere - diceva - non sono niente se tu non mi stai vicino e non mi segui sempre unito, perché mediante la legge io non posso salvare l'umanità”.
Quando il Padre mi disse queste cose io avevo trent'anni. Ero un giovane pieno di vita, amante di Dio ma desideroso di vivere la vita come tutti gli uomini. Non mi mancavano le persone che perdevano la testa per me, come ha testimoniato una signora di San Marino alla conferenza di Cesenatico. Ecco, tutti questi amori umani io li dovevo lasciare per non uccidere l'umanità. Questa era la responsabilità che Dio mi aveva dato, che Padre Pio mi aveva supplicato di non rifiutare, perché la mia rinuncia sarebbe stata un disastro per l'umanità intera.
Difficile è capire ciò se non si consultano le Sacre Scritture. Infatti Padre Pio mi diceva: “Leggi la Bibbia: lì è scritto tutto. Alle persone alle quali dovrai dire queste verità, devi anche dire che si istruiscano, che leggano le Sacre Scritture e allora capiranno l'importanza di Davide e di Giovanni che sono diventate un unica persona sotto la croce di Cristo”. Cristo, al suo prediletto Giovanni, ha dato il compito di reggere la Chiesa e il mondo mediante la potenza dell'Amore.

Voi capite quanto sia difficile il mio ruolo in un mondo così materialista, dove facilmente gli uomini si inginocchiano davanti alle promesse di miracoli, ma ben più difficilmente si inchinano alla potenza superiore dell'Amore. L'Amore è l'Onnipotenza di Dio in cammino che non si vede, ma agisce. Padre Pio era ed è facilmente riconoscibile per i prodigi, ma i prodigi vi ripeto - senza offendere Padre Pio, perché è stato lui il primo a dirlo - non cambieranno mai il mondo: tutto resta come prima, anzi, per mezzo di questi prodigi si creano dei centri di potere e di ingiustizie peggiori di quelli che esistono nella normalità.
Oggi io devo parlare per il vostro bene perché ho capito che il mio silenzio, come mi aveva avvertito Padre Pio, non farebbe altro che innalzare i serpenti. A Roma ho detto tutto e ho chiesto protezione per i miei amici e per tutti coloro che amano il Quaderno dell'Amore. La reazione sembra essere stata positiva perché, dopo aver appreso che un monsignore serpentino di Bologna aveva scritto a tutto il mondo invitando la gente a non leggere il Quaderno dell'Amore, suscitando in verità più interesse che indignazione, i miei amici Cristina e altri si sono recati in Vaticano durante l'udienza del mercoledì, e anche il giorno prima, con l'intento di diffondere degli scritti. Naturalmente in Vaticano c'è una vigilanza straordinaria e quindi le forze dell'ordine si sono avvicinate a Cristina e agli altri dicendo che in quel luogo non si può diffondere nessuno scritto. Poi però, prima di cacciarli, hanno telefonato all'interno del Vaticano e, dalla stanza 504, con sorpresa i carabinieri hanno ricevuto l'ordine di permettere a questi amici miei di continuare a diffondere il Quaderno dell'Amore: come ai tempi del buon Papa Paolo VI. Quindi non c'è nessun veto dal Vaticano. Le difficoltà provengono unicamente dal personale arbitrio di vescovi demoniaci e di prelati che hanno paura di veder diminuito il loro potere di schiavizzare il popolo. Quindi con serenità si deve diffondere, perché questo è l'ordine dato dal Vaticano. Non una volta, ma ben due volte in due giorni consecutivi i carabinieri che presidiavano il vaticano hanno ricevuto l'ordine di permettere la diffusione di questo libro. Vedete dunque che muoversi ed andare a manifestare la verità proprio a Roma, che deve essere la culla della verità, ha portato i suoi frutti e spero che ne porterà tanti altri, perché io ho deciso di fare pienamente la volontà di Dio: non tacere più e dire al mondo intero quello che io sono, quello che io rappresento, quello che Dio vuole da me e da tutti gli uomini della terra.

In Francia, dopo la morte di Padre Pio, mi invitarono a mettermi in mostra, presentandomi appunto come quell'erede che tutti i profeti avevano annunciato. Io rifiutai perché ritenevo che non fosse necessario, ma il mio grande amico Monsignor Marcel Sorel mi disse: “Un giorno dovrai ricrederti perché Dio vuole che il mondo ti conosca, avendo deciso di fare il suo Regno d'Amore attraverso la conoscenza di te, che oggi sei il suo vero e unico erede e figlio”. Queste verità mi sconvolsero, anche se il Papa Paolo VI mi aveva già confermato le stesse cose. Abituato dai miei genitori alla modestia ed a non fare esibizioni delle proprie ricchezze, dei propri beni, io ero fatto così: amavo agire e pregare nel nascondimento. Oggi questo non si può più fare. Ho visto Roma trasformata in una città piena di caos, senza gioia di vivere e francamente mi sono un po' pentito di non aver parlato tanti anni fa come ho parlato domenica scorsa. Comunque, il Signore pone rimedio a tutto e oggi bisogna che noi tutti, specialmente voi, amici delle Puglie, siate uniti nel volere ciò che Dio vuole: la diffusione in tutto il mondo di questo libretto, perché esso ha la forza, la capacità di ridonare la risurrezione in un mondo che sembra sul punto di morire.

Qui da voi, in Puglia, c'è ancora molta gioia di vivere, ci sono ancora tante possibilità di creare un mondo felice. Ma altrove le cose sono molto peggiorate, quindi voi dovete collaborare coi vostri amici che già conoscono questo libretto, per poterlo diffondere in tutta la città di Barletta, in tutta la Puglia, in tutta l'Italia e nel mondo intero. Vi assicuro che questo libro ha il potere di cambiare gli uomini, di renderli felici anche in mezzo all'attuale miseria, all'attuale pericolo. Il Signore ha stabilito questo tempo e noi dobbiamo coglierlo, perché noi stessi abbiamo una grande responsabilità: la responsabilità di non perdere tempo.
Il tempo è prezioso e Dio vive con noi nel tempo. L'Eterno, che è Dio, si è fatto "tempo" per aiutarci, si è fatto tempo nel suo Bambino. Questo Bambino rappresenta lo Spirito Santo in mezzo a voi, rappresenta tutto intero l'Amore di Dio. Il Signore, Onnipotente, non poteva oggi personalmente venire in mezzo a noi, perché in mezzo a noi avrebbe creato un complesso di inferiorità. Per questo ha scelto un "Bambino" che è un uomo come voi: per rendere meno grandi le distanze fra l'uomo e Dio. Dio si serve di un uomo, del suo Bambino appunto, perché vuole incoraggiare gli uomini a credere che l'uomo è grande per Dio, che l'uomo deve diventare come Dio, un figlio di Dio.

“Ricordatevi che siete "dei"”, dice S. Paolo. Essere "dei" significa essere figli di Dio, figli di quel grande Dio che si chiama Amore, che non vuole schiacciare gli uomini, ma li vuole difendere. Ecco che Dio vuole difendere l'amore per noi attraverso un piccolo Bambino che non fa paura a nessuno, che facilmente può essere amato perché non disturba la libertà di nessuno.
In tanti anni di vita accanto a Padre Pio ho imparato ad apprezzare la gente di Puglia. Oltre la bellezza della Puglia, anche i suoi figli mi hanno sempre affascinato per l'intelligenza, per la bontà, per la generosità che li distigue. Io credo che questa terra sia veramente una terra di missione: si tratta semplicemente di porgere questo messaggio, questa parola ai bravi giovani di queste città. Questi giovani sono sicuro che risponderanno tutti, perché di tutti c'è bisogno per salvare questo mondo, questo mondo che è tanto bello ma che si va trasformando in peggio ogni giorno.
Per 14 anni anni ho vissuto a Roma durante la vita di Padre Pio - come ripeto mi chiamavano il suo "ambasciatore" - e oggi, dopo molti anni, sono tornato in questa città e ho visto che solo l'amore può ridare a Roma il suo ruolo. Quando chiedevo a Padre Pio di poter partire per Bologna, egli canticchiava: “ ...Roma, Roma, Roma ...” e io non capivo perché volesse che io dessi tanto amore a Roma. Oggi l'ho compreso. L'ho compreso perché se noi non diamo amore a questa città eterna, scelta da Cristo come centro della spiritualità universale, noi uccideremo la vita in tutto l'universo, perché Roma fu scelta per essere la capitale del più grande impero, fu scelta per essere la via di trasmissione del messaggio evangelico. Oggi è sempre da Roma che deve partire il messaggio evangelico di Giovanni, l'apostolo della resurrezione nell'amore.

Padre Pio aveva molto il senso dell'umorismo. Una volta dissi: “Padre, ma perché mi mandate sempre a Roma?” Allora Padre Pio mi rispose ridendo: “Se Roma la leggi alla rovescia, leggi: "amor"”. Roma deve diventare la città dell'amore e deve trasmettere il messaggio evangelico del terzo millennio: il messaggio di Giovanni che è donazione d'amore di Dio e di Maria nel loro Bambino.
Questo incontro con i miei amatissimi amici di Puglia doveva essere una conversazione amichevole, invece, senza volere, l'abbiamo trasformata in una conferenza. Voglio ringraziarvi ancora tutti e dirvi che il mio cuore sarà sempre col vostro. Io amo la Puglia anche perché è stato il terreno scelto da Padre Pio per il suo apostolato. È stata la culla anche del mio prediletto Silvio, che mi ha dato tanto aiuto nei momenti di guerra a Bologna; è la culla di Michele e di tanti amici che verranno e sono certo che dalla Puglia il messaggio dell'Amore giungerà in tutto il mondo. Ancora grazie a tutti con la benedizione della Madonna che si è proclamata Madre del Bambino.

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