Conferenza di Bitetto (BA)

Conferenza di Luigi Gaspari

Bitetto  24 ottobre 1991

Preghiamo lo Spirito Santo, il Sacro Cuore di Gesù, di Maria e Padre Pio di aiutarci a diventare amici per comunicarci tutte le nostre esperienze e tutto ciò che il Signore ci ha insegnato per mezzo di Padre Pio. Vi ringrazio di avermi invitato in questa bellissima città di Bitetto che mi ricorda un po' i miei viaggi nella Spagna cattolica.
Oggi sono qui con voi e sono felice di essere venuto in questo luogo della Puglia dalla lontana Bologna. La Puglia mi è particolarmente cara: anch’io sono diventato un po' pugliese in tanti anni di vita trascorsi sul Gargano, a San Giovanni Rotondo, vicino a Padre Pio; la Puglia mi ha anche dato il mio migliore amico e collaboratore, il caro Silvio che appunto è pugliese.
Oggi cerchiamo di ricordare insieme tutto ciò che lo Spirito Santo ha voluto dirmi in tanti anni di vita per poter essere d’aiuto a voi tutti e a questo mondo che sta cercando di risorgere dalle rovine delle guerre e dalle lotte fratricide. Oggi più che mai è necessario unirci, specialmente noi che diciamo di amare Dio, per tentare di scoprire che cosa si deve fare per accelerare il ritorno alla pace, all’amore e alla vera giustizia in tutto il mondo. Oggi tutti i popoli della terra stanno cercando una nuova via perché le vie del passato, le esperienze negative di ribellione al volere di Dio e all’esistenza stessa di Dio, specialmente nella politica, sono crollate. Oggi pochi riescono a sostenere che Dio non esiste, che Dio non guida la storia. Noi che abbiamo raggiunto un’età avanzata, io ormai ho 65 anni, possiamo affermare con certezza che Dio non solo guida ogni uomo, ma guida tutta la storia. Tutte le esperienze fatte dall’uomo per tentare di negare l’esistenza di Dio sono crollate o stanno crollando. Abbiamo visto nella nostra gioventù le lotte terribili, specie a Bologna, fra i partiti dell’estrema sinistra e i partiti più ragionevoli.
Da bambino vivevo in un paese vicino a Bologna e ho sofferto molto per questa lotta di classe che ha portato la divisione in un paesino che nella mia infanzia sembrava tanto unito. Con grande dolore ho visto dei miei compagni di scuola diventare parricidi o fratricidi proprio perché la lotta dei partiti estremi era diventata così cruenta che neanche più i sentimenti d’amore verso i parenti prossimi avevano il potere di fermare l’ira e l’odio che Satana metteva nell’anima e nel cuore degli uomini per distruggere tutto ciò che è creazione d’amore di Dio. Fin da bambino, ho capito che doveva esserci il Dio di giustizia, il Dio d’amore che doveva un giorno manifestarsi sempre più pienamente per poter portare la pace e togliere dal cuore degli uomini l’imperio di Satana che stava distruggendo la gioia di vivere.
Poi ho vissuto a Bologna nell’ambiente universitario e anche lì lotte terribili fra partiti. Io assistevo a tutte queste lotte nella sofferenza e pregando il Signore di portare un po' di luce agli uomini offuscati. A 14 anni, la mia mamma mi mandò a San Giovanni Rotondo e trovai nell’incontro con Padre Pio qualcosa a cui maggiormente aggrapparmi per cercare di difendere i valori dell’amore nei quali ho sempre creduto per l’educazione ricevuta in famiglia. I valori dell’amore sembravano perduti, ma l’incontro con Padre Pio mi ha fatto rinascere la speranza che un giorno sarebbero ritornati al primo posto, come devono essere.
Passò tanto tempo, ma sembrava che il male trionfasse ed io percorrevo continuamente la strada Bologna-San Giovanni Rotondo-Roma alla ricerca di un nuovo linguaggio capace di risvegliare anche gli uomini della Chiesa dal sonno che sembrava averli persi. Il sonno Dio voleva che si trasformasse in risveglio. Un risveglio che doveva essere qualcosa di eccezionale per suscitare nell’umanità la volontà di risorgere, la volontà di pace e di amore. Padre Pio all’età di 14 anni mi fece sapere che mi aveva scelto, per volontà di Gesù, facendomi scrivere una lettera nella quale diceva che io ero predestinato da Gesù a qualcosa che non comprendevo e non potevo immaginare. Se leggete con pazienza il "Quaderno dell’Amore" troverete la storia della mia vita che è interessante non tanto per la mia persona, quanto perché in essa si manifesta una chiara volontà di Dio che io ho sempre avvertita nel mio cuore ma che ho tentato qualche volta di dimenticare. Anch’io infatti, come tutti gli uomini, temevo l’impegno con il divino perché, non avendo la preparazione sufficiente, pensavo che Dio potesse essere quasi "violento", cioè che pretendesse dall’uomo una dipendenza quasi assoluta. Così mi ero figurato Dio e, anche se credevo in Lui, il timore era più grande dell’amore. Temevo Dio perché così mi avevano insegnato; sentivo anch’io il desiderio di non peccare e pensavo che tutto dipendesse dalla mia perfezione. Essere amati da Dio, secondo gli insegnamenti che avevo avuto, pensavo fosse dovuto unicamente alla mia volontà di servirlo nel migliore dei modi. Poi lentamente, attraverso le confessioni con Padre Pio, ho meglio compreso la magnanimità del Signore che ci ama così come siamo, anche nella nostra profonda debolezza. Infatti non è la debolezza che allontana l’uomo da Dio, ma è la cattiva volontà, cioè non comprendere quanto Dio ci ama e quanto Dio desidera essere amato.
La mia sofferenza negli anni accanto a Padre Pio è stata proprio questa, di non capire esattamente che cosa Dio volesse da me. Pensavo che l’amore fosse qualcosa di irraggiungibile, qualcosa che noi non abbiamo la possibilità di dare pienamente, specialmente a Dio. E allora mi rivolgevo agli uomini perché pensavo che dando amore all’uomo avrei imparato ad amare Dio. Facevo questo sforzo perché anche Padre Pio mi insegnava a farlo. In quegli anni, quattordici di vita accanto a lui, non ho fatto altro che imparare ad amare l’umanità, sempre per amore di Dio e sotto la guida ferrea di Padre Pio. Egli mi guidava in ogni passo ed io cercavo soprattutto di obbedire, perché credevo che solo nell’obbedienza si potesse crescere e conoscere Dio.
E così il padre cominciò con l’inviarmi a Roma per compiere varie missioni. Molte volte Padre Pio era misterioso, però per aiutarmi ad abbandonarmi al volere di Dio faceva sì che la Provvidenza mi aprisse la strada anche nei compiti più difficili.
Voi troverete nel libretto "Il Quaderno dell’Amore", nei cenni biografici, un breve accenno ai miei ripetuti viaggi, con qualche documento che prova quello che ho detto. Voglio raccontarvi un episodio che è scritto in questo libro, molto interessante per comprendere la potenza di Dio e come, quando Dio vuole le cose, nessun ostacolo umano possa impedirle. Il padre nel Natale del 1956, dopo due anni dal mio nuovo incontro con lui, mi volle inviare a Roma per una missione particolare. Io non conoscevo Roma e pensavo a questa città con un certo timore perché in essa non avevo amici. Ma in quel Natale incontrai un avvocato e una nobile romana, i quali mi invitarono a recarmi a Roma. Poi il Padre, per aprirmi le porte di quella città, volle darmi una chiave preziosa perché aveva intenzione che io vi tornassi spesso. Il giorno dell’Epifania di quell’anno, molti alti prelati del Vaticano, avvocati di Stato e personalità romane si erano recate a San Giovanni Rotondo per scambiare con Padre Pio gli auguri di Natale. Il padre era sempre di buon umore nei momenti in cui stava vicino ai suoi figli e alle personalità che si recavano da lui. Quel giorno, un monsignore del Vaticano domandò a Padre Pio la spiegazione di un difficile quesito teologico sugli angeli del bene e del male. Allora Padre Pio rispose a quel monsignore: «Voi spesso siete troppo curiosi e non mettete l’amore, perciò non trovate la risposta. Io questa risposta la tengo nel cuore, ma non la darò a voi!». Me ne tornai all’albergo, tranquillo e felice del bel pomeriggio trascorso in mezzo a tante persone e a Padre Pio. Ero accanto al caminetto dell'hotel "Santa Maria delle Grazie" quando si avvicinò un signore, un certo avvocato Gastone Dallari, sostituto avvocato generale dello Stato. Mi chiese se avessi ascoltato bene la descrizione del quesito degli angeli che il monsignore aveva posto a Padre Pio. Mi disse: «Io sono molto cavilloso come avvocato e desidererei ardentemente comprendere la risposta al difficile quesito che fra l’altro è anche un quesito giuridico». Io risposi che bisognava accettare anche di non comprendere, che l’importante era continuare ad amare Dio, la Sua Volontà e poi che la curiosità di sapere il perché delle cose può essere pericolosa per la crescita nell’amore e nella fede.
La nostra conversazione continuò fin quasi al mattino. Ad una certa ora ci recammo alle nostre stanze per riposare almeno un’ora prima della Santa Messa che era alle cinque. Io non feci a tempo ad addormentarmi che Padre Pio venne, nel modo che voi sapete, nella mia stanza e mi disse: «Devi dire all’avvocato che la risposta al quesito è questa… Questa risposta lo può aiutare a crescere e a credere nell’onnipotenza di Dio. Però la risposta che ora ti ho dato la devi dare solo a lui». Io obbedii e mi recai dall’avvocato che già si trovava nel salone dell’albergo. Egli mi disse, piangendo, che era la più grande grazia che avesse potuto ricevere, perché nella risposta a quel quesito si dissolvevano tutti i suoi dubbi. Da allora, io e l’avvocato Dallari diventammo grandi amici e abbiamo camminato insieme fino al giorno della sua morte, avvenuta due anni fa. Questo quesito degli angeli fu un mezzo della Sapienza divina per aiutarmi a trovare a Roma le porte aperte nei luoghi e nelle persone che la Provvidenza aveva deciso di farmi conoscere. Dopo un mese circa da questo episodio eccezionale ritornai a San Giovanni Rotondo da Padre Pio e mi trovai presente ad un colloquio del sindaco di San Giovanni Rotondo con il Padre, in cui lo informava che la Cassa del Mezzogiorno aveva bocciato tutti i progetti di finanziamento per i grandi lavori urgenti che erano necessari per il piazzale, per la strada e per la clinica.
Padre Pio con molta semplicità si rivolse a me che gli stavo alle spalle e mi disse con un sorriso: «Perché non vai tu a Roma?». Io risposi: «Padre, io non conosco Roma e non ho amici che mi possano aiutare presso la Cassa del Mezzogiorno. Sono un illustre sconosciuto quella città!» Il sindaco Morcaldi mi guardò con molto interesse e con un grande sorriso pensando forse che io fossi figlio di qualche persona importante. Fu così che, a trent’anni, cominciò la mia prima esperienza nel mondo romano. Padre Pio mi disse: «Parti subito per Roma», io allora chiesi al sindaco che cosa avrei dovuto fare e a chi mi sarei dovuto rivolgere. Il sindaco mi disse che era necessario incontrare l’onorevole Pescatore e un onorevole dell’alto Commissariato per il Turismo: l’onorevole La Russa. Ecco, questo fu il mio primo incontro con la Provvidenza.
Partii per Roma col primo rapido, confidando nello Spirito Santo che Padre Pio mi aveva promesso di mettermi accanto per esser certo di compiere bene la mia missione. Con grande tranquillità mi sedetti in uno scompartimento del treno dove c’era un giovane irrequieto che mi rivolse la parola chiedendomi da dove venissi. Io risposi che ero stato da Padre Pio. Subito questo giovane mi pregò di chiedere un miracolo per la sua salute molto compromessa, e io risposi: «Perché non va lei direttamente da Padre Pio a chiedere questo miracolo?». Mi disse che non aveva coraggio perché Padre Pio era molto severo e certamente non l’avrebbe assolto. E così, conversando, arrivammo a Roma. Alle porte di Roma, all’arrivo del treno, questo giovane mi diede il suo indirizzo dicendomi: «Spero che lei mi venga a trovare, io sono il sostituto dell’onorevole La Russa». «Ah - dissi - proprio a questo signore io dovrei parlare!». E così, vedete, la Provvidenza mi ha accompagnato a Roma nonostante i miei timori e le mie perplessità.
Da Roma telefonai all’avvocato che mi aveva precedentemente invitato, l’avvocato Dallari. Esposi il caso e lui mi disse di essere stato compagno di scuola dell’onorevole Pescatore.
E così, in meno di due ore, potei avere la certezza di parlare con le persone giuste per fare approvare il finanziamento necessario e urgente per il bene di San Giovanni Rotondo.
Vi ho raccontato quest’episodio per farvi comprendere che cosa era la vita accanto a Padre Pio: un mondo quasi fiabesco che oggi chi non l’ha provato non può minimamente immaginare. Certo la mia vita è stata anche tutta un sacrificio, perché la mia vita di giovane, pian piano, con tutti questi episodi, con questi viaggi, con questi incontri è stata spesa quasi unicamente per fare la Volontà di Dio. Ma io non mi accorgevo che il tempo passava e che sarei rimasto completamente preso da questa Volontà. Anch’io avrei desiderato farmi una famiglia come tanti, ma poi compresi che nei piani di Dio questa possibilità non ci sarebbe stata. Tante volte avevo chiesto al padre di potermi sposare, ma lui mi diceva: «Eh, se tu rinunci a quello che Dio vuole da te, ricordati che Dio non ti sostituirà con un altro e tu abbandoneresti tutto e tutti!». Voi immaginate un giovane come io ero, pieno di vita e d’entusiasmo, laureato in Farmacia, di fronte a queste parole. Da un lato mi spaventavano, ma poi la mia gioia di vivere era tale che il sopravvento l’aveva sempre l’entusiasmo e il desiderio di fare, anche perché la vita a Roma non era monotona: incontri interessanti, sempre nuovi amici. E così gli anni sono passati. Sono trascorsi 14 anni dal secondo incontro con Padre Pio ed io non ho mai potuto pensare a me, ma sempre al prossimo, tanto che mi pareva tempo perso pensare a me stesso e alle mie piccole vanità. Pensare al prossimo non mi portava nessuna depressione, anzi, mi dava tanta gioia e desiderio di continuare e non mi sembrava una missione, ma quasi qualcosa di piacevole. Infatti a San Giovanni Rotondo, a Roma tutti mi volevano bene e anzi a Roma mi chiamavano “l’ambasciatore di Padre Pio”.
Poi è arrivato il momento della croce. Subito dopo questo periodo trascorso nella gioia, è venuto il tempo delle tenebre. Padre Pio prima di morire mi disse: «Adesso devi pensare alla tua vera missione» e mi rivelò il significato di ciò che era scritto nella lettera del 1940. Egli aveva detto allora: «Gesù ha deciso del tuo avvenire». Quando compii 42 anni, Padre Pio mi disse che Gesù voleva che io scrivessi quello che poi mi rivelò essere il testamento promesso a Giovanni nell’Apocalisse. Io passavo di sbalordimento in sbalordimento, però tutto questo mi lasciava sempre sereno e senza la minima esaltazione. Nell’aprile 1968, la notte del mio compleanno, finalmente udii la Voce del Signore che mi diceva le parole di un libro che sarebbe stato importante per salvare l’umanità.
Gesù mi disse che l’umanità stava per attraversare il periodo di tenebre peggiore e senza una parola d’amore. Se il mondo intero non si fosse convertito all’amore di Dio, sarebbero state sofferenze senza fine. Ma poi il Signore diceva che questo è anche il tempo dell’arcobaleno, perché Dio aveva promesso a Noè di mettere il suo arco sulle nubi e di farlo diventare l’arcobaleno per ricordarsi del patto tra Lui e Noè. Questo patto significava che non sarebbe mai più stato mandato sulla terra il diluvio delle acque, ma bensì il diluvio dell’amore che è l’arcobaleno. Ora voi comprenderete quanto sia stata grande la mia gioia e la mia sofferenza nell’avere un compito così pesante e così difficile, soprattutto per gli uomini di questo tempo e anche per gli uomini della Chiesa meno preparati e più superficiali. Infatti l'argomento dell’arcobaleno e del libretto era conosciuto benissimo dagli alti prelati del Vaticano e prima di tutto dal Santo Padre, Paolo VI. Ma gli altri uomini, lontani da questa conoscenza, erano tutti come dei lupi pronti a sbranare l’agnello. Ed io mi sono trovato, dopo la morte di Padre Pio, con questa verità da salvare e con tanti lupi intorno a me.
I primi lupi furono a San Giovanni Rotondo e si rivoltarono contro di me come se io fossi un pericolo per l’avvenire di questa città e per il bene della Chiesa.
Per fortuna ho avuto tanti amici nella gerarchia ecclesiastica che mi hanno amato e sostenuto, soprattutto Paolo VI che avrebbe voluto mettermi a disposizione parte dei suoi beni personali per portare l'amore nel mondo. Egli sapeva del segreto di Fatima e che questa verità, prima o poi, avrebbe trionfato e mi pregava di portare pazienza di fronte alle cattiverie che spesso anche i sacerdoti e i frati avrebbero avuto contro di me, per ignoranza e non-conoscenza della verità.
Ecco, gli anni delle tenebre sono trascorsi nella mia casa di Bologna dove con santa pazienza sono stato nascosto, e sempre vivo, presente al mio dovere. Devo dire che il tempo ha dato ragione a Gesù e a Padre Pio che diceva: «Verrà il giorno in cui sarà necessario che tutti si pieghino alla Volontà dell’Amore». La Chiesa deve diventare perfetta nell’amore perché è venuto il tempo della resurrezione e noi non possiamo continuare a vivere con Gesù sotto la pietra, ma dobbiamo risorgere con tutte le nostre energie nella volontà di amore. L’amore trionferà certamente perché lo stesso Concilio Vaticano II ha detto all’umanità intera che il terzo millennio è il millennio dell’amore. Il papa Giovanni Paolo II quest’anno a Fatima ha detto che il segreto di Fatima è principalmente un segreto d’amore, cioè che la parte positiva del segreto di Fatima è questa: che l’amore deve trionfare. L'amore trionferà, ma potrà farlo se gli uomini non conoscono la grandezza dell’Amore di Dio? Ecco che il Signore aveva già provveduto fin dal lontano 1940, prima dello scoppio della II guerra mondiale, facendomi mandare quella lettera che voi troverete riprodotta nel "Quaderno dell’Amore", dove era scritto che Luigi di Bologna doveva studiare perché Gesù aveva deciso del suo avvenire. Perché gli uomini non hanno compreso subito l’importanza di questo messaggio? Non l’hanno compreso perché noi siamo abituati ad inchinarci solo davanti agli uomini e non davanti alla Volontà di Dio. Io, come semplice laico, non rappresentavo niente, perché non ho un abito talare, non ho una veste ufficiale. Ma Dio ha voluto comunque darmi questo compito proprio per insegnare agli uomini che lo Spirito Santo soffia dove vuole e che può portare la luce, la gioia, l’amore e la salvezza anche per mezzo di un semplice uomo che si credeva l’ultimo su questa terra.
Oggi molti hanno compreso, tanto che io posso parlare nelle chiese e nell’Europa intera. Sono stato in Francia, in Belgio e in altri luoghi dove tutti mi hanno accolto con amore.
Il tempo delle tenebre è finito perché la potenza dello Spirito Santo è tanto grande che è capace di far tremare anche coloro che si ritengono potenti. Dio è l’unico potente e noi dobbiamo inchinarci alla sua onnipotenza e non temere di proclamare il primato dell’amore. Se la Chiesa non fa presto a mettere in pratica ciò che dice il concilio, cioè a mettere al primo posto l’amore di Dio, noi continueremo ad avere i seminari vuoti e i nostri giovani continueranno a drogarsi e a non credere più nell’esistenza di Dio.
Oggi per salvare la gioventù e il mondo bisogna presentare il Dio d’amore. Noi sappiamo che Cristo è morto e risorto. Cristo è rimasto sotto la pietra della legge di morte per due giorni, ma il terzo giorno è risorto e noi sappiamo che Pietro ha detto che per la Chiesa mille anni corrispondono ad un giorno. Quindi noi entriamo nel terzo millennio che sarebbe il terzo giorno, cioè il giorno della resurrezione. E la resurrezione può avvenire solamente se noi mettiamo in pratica l’amore, cioè se da oggi vogliamo non più giudicarci per le nostre debolezze umane ma amarci l’un l’altro così come siamo, perché l’Amore è l’Agnello di Dio che cancella i peccati dell’uomo e del mondo. Se noi diventiamo Amore di Dio vivente, diventiamo tutti agnelli che cancellano gli uni agli altri i loro peccati. Dio non è venuto e non viene per condannarci: viene solo a chiederci di dire sì all’amore.
Il libretto è un Giudizio in piccolo perché il Giudizio di Dio è offerta di amore anche per il più grande peccatore. Dio viene a dire ai peccatori, cioè ad ognuno di noi: «Volete accettare l’amore? Se accetterete di vivere nell’amore sarete salvi e Io non farò il conto dei vostri peccati, ma guarderò alla vostra buona volontà di amore». Ecco quello che Gesù mi ha insegnato, quello che Egli vuole che noi crediamo. Egli vuole che noi crediamo che ognuno di noi può diventare un agnello, cioè un agnello di Dio, se dice sì all’amore.
Dicendo sì all’amore acquistiamo la regalità e la regalità ci fa signori della bestialità e della carnalità. L’uomo vive nella pienezza dell’amore e allora diventa re, sacerdote e profeta, cioè riacquista tutti i doni che Adamo aveva prima della caduta. Voi sapete che Adamo cadde e divenne mortale proprio perché aveva tradito l’amore di Dio, che era il manto che lo teneva rivestito di ogni grazia e di ogni potere. Poi, tradendo l’amore di Dio, dicendo “sì” al serpente, all’animalità, ecco che Adamo si è trovato nudo, cioè senza più il manto dell’amore di Dio. Ma se noi ci vestiamo di questo manto non avremo più paura dei serpenti della terra, perché i serpenti della terra obbediranno al comando dell’uomo che diverrà di nuovo re grazie all’amore entrato nel suo cuore.
Noi potremo fare come hanno fatto tanti santi che hanno detto al serpente di servirli: così il serpente diventa servo dell’uomo e non più padrone. Il serpente ha potuto rendere schiavo l’uomo perché l’uomo ha perso la comunione con Dio, ma quando noi ritorniamo nella pienezza della comunione d’amore, ecco che il serpente perde il suo potere. Perché “l’era dell’amore”? La Chiesa non è stata sempre amore? Ecco, questo è il mistero. Per duemila anni noi abbiamo vissuto dando purtroppo il primato alla legge e la legge è stata necessaria come pedagogo, ma ora bisogna superare il pedagogo giungendo finalmente all’amore. Mosè non entrò nella terra promessa perché la legge ci porta solo ai confini della terra promessa. Dentro la terra promessa, che è il Cuore di Dio, si giunge per mezzo dell’amore. E noi, se abbracceremo l’amore, saremo sempre felici e non avremo più paura del serpente, perché il serpente diventerà il nostro servitore.
Voi del sud conoscete san Gerardo Maiella. Questo santo era ricco d’amore di Dio al punto che persino il demonio lo serviva. Infatti si racconta che una notte san Gerardo dovette attraversare una foresta e non sapeva uscirne. Allora comandò al demonio, che è conoscitore della natura, di accompagnarlo e il demonio ubbidì. E allo stesso modo saremo anche noi in grado di non essere più schiavi di questo dominatore ma bensì signori del creato, come ci aveva fatti Dio. La Santa Vergine apparsa a Fatima è venuta proprio a dirci questo, a preparare gli uomini all’era dell’amore. Io sono stato quest’anno a Fatima, negli stessi giorni in cui c’è stato il Santo Padre. Ho avuto il piacere di entrare nel convento di Lucia e di ricevere delle parole scritte da questa santa martire che soffre anche lei nel convento perché non può pienamente dire tutte le verità che la Madonna le ha rivelato.
Ecco perché il Signore ha voluto scegliere per il "Quaderno dell’Amore" una persona libera, affinché nessun ignorante, in malafede o vittima di Satana potesse fermare il libro che deve portare la gioia, la salute a tante creature. Questo libro è stato scritto ormai 23 anni fa e oggi posso dire a voi tutti che oltre che a portare la pace, ha portato la salute a tante persone gravemente malate e sofferenti. Consiglio anche a voi di aiutare le persone che soffrono a credere nell’amore, perché l’Amore è l’operatore di tutti i miracoli.
Paolo VI, con grande bontà, mi fece sapere tramite un suo prediletto monsignore, D’Andrea, che leggeva il "Quaderno" tutti i giorni e lo centellinava come il Vin santo. Egli diceva: «Da quelle parole si riceve lo Spirito della salute». Infatti il papa era gravemente malato e mi mandò a dire che credeva molto più alla potenza di questo Spirito che non nelle medicine che gli venivano da tutto il mondo.
Ecco, vi ho raccontato ciò che è essenziale perché voi possiate meditare e riflettere sulla potenza di queste parole e ricevere le grazie che Dio vuole concedere a questo bel paese e a voi tutti che avete avuto il privilegio di ricevere il libro, perché certamente il Signore e Padre Pio hanno deciso di fare di voi tutti degli apostoli dell’amore. Apostoli dell’amore capaci di fare risorgere nella Chiesa quell’unità che oggi è in pericolo causa le infiltrazioni di tante sette che io non nomino e voi sapete quali sono. Se vogliamo ritrovare l’unità della Chiesa e fare un solo ovile sotto un solo Pastore dobbiamo dimostrare al mondo intero che Dio è Amore, che Dio ci ha dato tutte le parole necessarie per farlo comprendere e per farlo amare.
Voi vedrete intorno a voi i miracoli dell’amore e potrete camminare tranquilli senza più il pericolo di essere uccisi dal vicino o di essere ricattati in qualche modo. Sappiamo quanto è difficile la vita anche qui a Bari e in tutte le città del sud specialmente, ma ora anche al nord. Noi dobbiamo interrompere il cammino del demonio e lo possiamo fare subito fin da oggi con la potenza dell’amore che Dio ci dà attraverso il "Quaderno", attraverso le parole che esprimono la Volontà di Dio in questo tempo, che è volontà di amore, volontà di farci risorgere tutti nell’unità e nella volontà unica di fare del bene al nostro prossimo e di portare presto, presto, presto il Regno di Dio sulla terra. Io vi auguro ogni bene e ogni ricchezza d’amore. La mia età già avanzata vi aiuterà a credere nella mia sincerità e nella mia volontà assoluta che voi tutti siate felici e che possiate ricevere la pienezza della Grazia che Dio mi ha dato per donarla a tutti voi.
Insieme preghiamo per tutti i nostri fratelli ammalati, per tutti quelli che non credono, affinché il risveglio nell’amore sia gioia, pace, felicità e salute per voi tutti.

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