...Il compianto Papa Giovanni Paolo I, che non ha potuto dire tante cose in trentatrè giorni di pontificato, ha detto però una cosa importantissima : « Dio è anche Madre». Questa Maternità di Dio, io l’ho provata. Se la Madonna, se l’amore della mamma non si fossero manifestate così tangibilmente, io sì avrei amato Dio, Lo amavo anche prima di avere questa visione della Madonna, però quest' amore, così impersonale, non lo sentivo tanto, non rius­civa a confortarmi. Credevo fermamente nell’esistenza di Dio, ero molto devoto al Sacro Cuore, però ciò non mi bastava per riprendere amore alla vita e gioia di vivere. Io stesso mi doman­davo : « Perché in questo momento che ho perso il mio più grande amore, la mia mamma, non riesco a sentire il conforto dell’Amore di Dio ? ». Questo era un grosso punto interrogativo perché pregavo, pregavo, pregavo, ma questa gioia di amare an­cora la vita non riuscivo a sentirla. L’ho ricominciata a sentire appena la Madonna mi ha detto : « Sono Io la tua Mamma adesso ». Ma perché dovevo apprendere questa enorme Grazia ? Ecco che studiando S. Francesco si capisce che, pur essendo S. Francesco un gran santo ed io un peccatore, egli ha avuto una esperienza simile alla mia. S.Francesco adorava la mamma Pica ed è stato, lui dice, attraverso l’amore della mamma che è arrivato all’amore di Dio, del creato,delle creature; all’amore di tutto, anche dei nemici. Questo amore della mamma, Francesco lo ha sentito come Amore di Dio. L’Amore di Dio gli si è manifestato attraverso la "Maternità" di Dio, non la Paternità, perché la Paternità quasi spaventava S.Francesco.
Ora, noi possiamo anche razionalmente capire questo mis­tero: Dio, come Padre, ha avuto delle grosse lotte con Adamo perché Adamo aveva mancato di fedeltà e l’infedeltà non potrebbe essere perdonata da un Dio così grande che ci dona la vita. L’uomo che tradisce Dio non dovrebbe essere perdonato, perché l’infinito non può essere insultato da un uomo, creatura dell’infinito. Allora Dio, per rimediare a questa sua maledizione che aveva lanciato su Adamo, come poteva fare ? Pur mante­nendo l’Amore, Dio non poteva tollerare l’offesa. Dio aveva già deciso, per poter recuperare l’uomo, di manifestarsi ai discen­denti di Adamo come Madre; si era riservato la maternità della Donna. Questa maternità è sempre un aspetto dell’infinito Amore paterno che si manifesta come Amore materno in Dio, distinto ma unito, poiché in Dio tutto è uno.
La Madonna, per essere la "Fedeltà", non dico fedele, ma la "Fedeltà" doveva essere una cosa sola con Dio, una cosa sola con la Trinità; doveva essere in Dio prima di diventare il Volto di Maria. Il Volto di Maria e la Sua Grandezza mi erano stati fatti com­prendere da Padre Pio prima della stesura del"Quaderno dell’ Amore". Egli riassunse il mistero di Maria, dell’Immacolata Concezione in questi tre passaggi. Se leggete il Libro di Salomone vedrete che Dio creò prima di tutto la Sapienza e per mezzo di Essa creò tutto e tutti. Cos’è la Sapienza di Dio ? È uno Spirito Immacolato - dice Salomone - che tutto penetra, tutto conosce e tutto comprende. Ora per capire questo mistero bisogna fare un semplice ragionamento :

1) Dio creò la Sua Sapienza Immacolata alla quale

2) ha dato un Volto : Maria.

3) Nel Volto della Sua Sapienza Immacolata, Dio si è fatto uomo.

Perciò la Madonna era in Dio e questo anche molti santi lo sostengono. Essa non sarebbe Immacolata se non fosse stata presente nella Divinità prima ancora che Eva cadesse, poiché se Dio non ci avesse riservato questa Donna, questa Maternità rac­chiusa in Sè, nel Suo Seno, oggi noi non avremmo potuto avere la salvezza, ma avremmo ancora la distruzione che è la maledi­zione paterna che ci siamo meritati nel tradimento di Eva e di Adamo. L’infedeltà di Adamo ed Eva ha meritato la maledizione del Padre, ma la Fedeltà di Dio all’Amore per il Suo Creato ci ha conservato laMaternità di Dio. Questa Maternità, se ac­colta, è la Benedizione Perpetua di Dio, anche per il più crimi­nale degli uomini. Ecco perciò l’importanza della Madonna, l’importanza di sentire questa Benedizione Perpetua che ci può venire, inizialmente solo da Maria. È la Maternità di Dio che commuove la Paternità e ce Lo fa Amico, anche se noi siamo stati, in Adamo, grandi nemici di Dio. Ecco il Mistero di S. Francesco e perché questo santo ha dato tanto spazio alla Maternità e meno alla Paternità. S. Francesco conosceva ed aveva vissuto il mio dramma;egli sapeva che senza l’amore della Mamma l’uomo non si regge, poiché decade sotto una specie di maledizione di Eva per cui la Donna non è più sostegno, ma diventa un peso, diventa colei che risveglia le passioni della carne e le passioni della carne non danno la pace ma solo il tormento.
Nello scoprire la Maternità, l’Amore della Mamma che è poi l’Amore di Dio fattosi donna si recupera la gioia di vivere e l’amore alla vita. Tale amore alla vita doveva essere in S. Francesco grandissimo, però l’amore per la mamma doveva prevalere perché egli capì che,senza l’Amore della mamma, l’amore alla natura ed al creato sarebbero stati impossibili, così come impossibile sarebbe stato mantenere costante il desiderio e la volontà di servire l’Amore Onnipotente di Dio. Questo Amore Onnipotente di Dio si è manifestato in S. Francesco at­traverso l’amore materno della sua mamma, Pica, che come la mia mamma e come tutte le buone mamme ha saputo in­fondere in Francesco l’Amore al Creatore, amore al creato ed alla vita.
Possiamo ora capire perché S. Francesco dicenelle fonti che i superiori francescani dovevano essere " madre " ai confratelli, e si dovevano far chiamare " madre "e non padre . San Francesco disse questo senza spiegarne la ragione, ma io credo che abbia detto tutto ciò per le ragioni che vi ho accennato prima e cioè che Dio, nel benedire l’uomo si fa " madre "e nonpadre , perché come padre ci aveva già castigati in Adamo. La Maternità di Dio che si esprime in Maria e per Maria, può ri­portare all’uomo la capacità di eroismi, di rinuncie, di sacrifici e di vittorie sulle passioni che la paura di Dio, la paura del padre non ci da.
Se noi infatti vogliamo spegnere una passione della carne o dello spirito, e tutti noi ne abbiamo tante, fino a sette, possiamo farlo solamente con l’Amore Materno, con la dolcezza della mamma che non ci ha mai maledetti, ma sempre e solo benedetti, anche se abbiamo meritato il castigo. Ecco perché è la Madonna che appare più spesso come a Lourdes, a Fatima ed in tanti altri luoghi. Essa appare per manifestare ancora questa Maternitàche è la sola capace di ridare all’uomo la fiducia in sè stesso.Dopo la caduta di Adamo sono nati i complessi di colpa che hanno portato l’uomo a non avere più fiducia e a credere di non meritare più l’Amore di Dio. L’uomo riuscirà a perdere i sensi di colpa ed a credersi ancora benedetto da Dio solo attraverso l’Amore della Mamma.È l’Amore della Mamma che toglie la paura di Dio, è l’Amore della Mamma che da la forza di rinunciare ai desideri della carne, è l’Amore della Mamma che ci distacca dal desiderio di possesso, di comandare e di dominare gli altri.
Ecco che S. Francesco tutto questo lo ha compreso. È questo grande amore per Maria ed inizialmente per la sua mamma che ha potuto fare di lui il più grande mistico, io credo, del cristianes­imo, perché egli è riuscito ad identificare tutta la sua vita con l’Amore, l’umiltà, il perdono e la piena gioia. Tutto questo è venuto a S. Francesco inizialmente attraverso l’Amore della mamma, perché l’amore della mamma Pica ha fatto il miracolo di mettere in moto l’amore della Maternità di Dio che è e che si esprime attraverso l’amore dei cuori delle mamme.
S. Francesco voleva, dunque, che i suoi confratelli si facessero chiamare "Madre" dai fratelli più piccoli. Questo perché l’uomo deve incarnare lo Spirito di Maria e fare sì che questo Spirito diventiMaternitàper i fratelli, perché tutti i fratelli, anche religiosi, hanno bisogno d’amore per poter esistere e per poter crescere. L'amore che viene dal confratello mag­giore non deve essere un amore severo, un amore paterno, ma deve essere un amore materno, perché l’amore materno vince tutti i diavoli della carne, della gelosia, dell’invidia e del possesso.

(Tratto da: Luigi Gaspari - conferenza di Cesena 04-03-1989 -cass. 27 CD 27 - sezione libri )

 

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